sabato 18 luglio 2015

MAPEI DAY 2015

Ovvero la Bormio Stelvio, una delle salite più belle e famose nel mondo del ciclismo; i freddi dati statistici ci indicano 1533 i metri di dislivello sui 40 tornanti e i 21,5 chilometri che dai 1225 metri di Bormio porta fino alla cima del Passo dello Stelvio, posto a quota 2758 metri slm.
Il Mapei Day, organizzato dalla locale U.S. Bormiese  è una gara di sola salita aperta sia ai podisti sulla distanza della mezza maratona che ai ciclisti, impegnati sullo stesso percorso.

Dopo una settimana trascorsa in una pessima Torino dal clima afoso venerdì sera arriviamo con Sarah al passo dello Stelvio dove abbiamo preso l'albergo, la giornata è bella, calda così come quella sucessiva del sabato che trascorriamo a fare i turisti nei paraggi non prima di aver corso un facile pre-gara di sei chilometri, tre a scendere e tre a risalire al passo, per provare la gamba ma soprattuto al difficoltà di correre in salita e in quota.

Domenica mattina la giornata è stupenda, cielo terso e sole pieno, tanto che a Bormio alle 8:30 fa già caldo. Un breve riscaldamento con l'amico di runningforum forum Stepo e alle 8:50 partiamo.
Sarah è oramai una veterana correndo qui per la quinta volta e i suoi consigli sulla tattica di gara saranno preziosissimi, aver poi fatto il percorso una paio di volte in macchina per raggiungere l'albergo e due giorni di permanenza in quota saranno per me un piccolo aiuto aggiuntivo. Anche la raccomandazione della forte Ana Nanu, vincitrice dell'ultima valdifassa running si riveleranno utili per capire la difficoltà di cosa mi aspetterà su per quel serpente di asfalto: fino al decimo chilometro devi arrivare facile il suo monito.
Faccio tesoro di tutto e con un pizzico di ansia e di timore mi lancio in questa avventura.
La partenza avviene dal centro di Bormio e dopo poche centinaia di metri oltrepassiamo i tappeti dei chip posti sull'inizio ufficiale della salita, di fronte alle terme di Bormio.
Io parto tranquillo, mi ritrovo in un gruppetto all'incirca in ventesima posizione insieme all'amico della settimese Fabrizio Beccaris. Ci si scambia qualche parola per sdrammatizzare dopo che affrontati i primi due tornanti vediamo il cartello chilometrico stradale blu con su scritto passo dello Stelvio 19,300 km.
Corro tranquillo, senza guardare il garmin, qui non serve sapere il ritmo e inoltre essendo alla prima esperienza in questa manifestazione non avrei comunque un riferimento. Questa prima parte di salita non è troppo impegnativa, è un pò una sorta di antipasto scaldagamba; qualche tornante e si arriva alle gallerie, alcune di queste ancora originali scavate a mano.
Il plotoncino con cui correvo si è intanto poco alla volta sgranato, alcuni si sono attardati mentre un paio di atleti si sono avvantaggiati. Trovo che correre insieme sia difficoltoso in questo tipo di gara, ognuno affronta ogni cambiamento di pendenza in maniera differente e si va così avanti in una sorta di continuo tira-e-molla; io dal mio canto non i lascio distrarre dagli altri ragazzi e proseguo seguendo solo le mie sensazioni.
Scambio due parole con un ragazzo che mi chiede se avevo già corso qui, anche per lui è alla prima esperienza e voleva qualche riferimento per riuscire a stare sotto le due. Amico mio gli dico, qui l'unico riferimento è arrivare vivi lassù! 
Sbucati fuori dall'ultima galleria il panorama mi offre un'immagine tanto bella quanto psicologicamente dura: la parete della montagna incisa dai numerosi tornanti e lassù, dove si aprirà poi la vallata, piccoli e quasi invisibili come gli indiani dei film western i ragazzi del ristoro. Saper di dovere arrivare là fa tremare le gambe.
Non siamo ancora a metà gara, mi sento però efficiente e senza forzare il passo proseguo col mio ritmo. Adesso la pendenza è più netta e noto come riesca facilmente a prendere via via qualche metro nei confronti dei miei diretti avversari. Che fare, osare o alzare il piede dal gas e andare su più piano? Non ci penso troppo, continuo così fidandomi delle mie sensazioni e affronto con buon piglio questa parte di gara; torno così sotto sorpassando prima uno e  poi un'altro atleta che mi precedevano.
Poco alla volta le figure degli indiani al ristoro diventano sempre più a grandezza uomo e finalmente li raggiungo! Due meritati bicchieri d'acqua a avanti verso la parte  più "facile" del percorso: il lungo falsopiano di pian del Grembo.
La strada continua a salire ma la pendenza è modesta, si riesce a correre con maggiore facilità ma tenendo sempre a mente che il tratto più difficile deve ancora arrivare. Passato il cartello dei -5 km all'arrivo la pendenza torna a farsi importante, da qui fino all'arrivo sarà tutta così. Alla distanza già percorsa si somma un'altra difficoltà sulle nostre spalle: la quota. Già da diversi chilometri stiamo correndo sopra i duemila metri di altitudine e l'aria rarefatta non riesce ad essere sufficiente per i muscoli assetati di ossigeno, inizio a centellinare le forze.
Al cartello dei -4 km mi passa la macchina dell'organizzione di Inizio Corsa Ciclistica e subito dietro i due cicilisti che si stanno giocando la vittoria, si allontanano velocemente mentre io, più lentamente mi avvicino sempre più ad un altro podista messo nel mirino qualche chilometro fa. Lo aggancio ai -3 km dopo aver superato il bivio per il valico svizzero. Ho già corso ieri su quest'ultimo tratto di strada è so cosa mi aspetta. Sto ancora bene, se così posso dire, e cerco di godermi queste ultime battute di gara. I metri passano lenti sotto le suole, credo di correre sui 5'30'' al chilometro e spesso alzo gli occhi verso le strutture alberghiere che si scorgono sul passo nella speranza che le veda sempre più vicino.
Al cartello dell'ultimo chilometro è oramai quasi fatta, ho ridotto il distacco dalla coppia che mi precede, la prima donna Ivana Iozzia insieme ad un altro ragazzo, il pubblico ai lati della strada inizia a farsi più numeroso e continuano a superarmi i ciclisti impegnati nella loro gara.
Manca poco, lo sforzo è stato notevole per me non abituato a questo tipo di gare e la lucidità è poca, ma me ne rimane giusto quel minimo per riconoscere l'amico Massimo presente qui a sorpresa e per sorridere ai ragazzi che mi mettono la medaglia al collo subito dopo aver oltrepassato la linea del traguardo!

E' fatta! Termino la mia avventura in decima posizione assoluta col tempo di 1:51'30'' e aggiungo nel mio piccolo curriculum due record, la quota più alta toccata in gara e il maggior dislivello corso sempre in gara.
Commento personale? Appena giunto all'arrivo mi ero ripromesso di non rifare questa gara, lunga da arrivarci, faticosa e con l'incognita del meteo in alta montagna; ma trascorse neanche 48 ore il pensiero era già lì,... quando torniamo sullo Stelvio?
 
Qui e qui le foto del Mapei Day 2015, qui la pagina con tutte le classifiche ufficiali e qui la mia attività su Strava.

 panoramica del versante valtellinese affrontato in gara.

 il versante altoatesino, scenograficamente stupendo visto dal passo.

 

martedì 7 luglio 2015

LA MIA VAL DI FASSA RUNNING 2015

Non potendo onorare il mio proposito di aggiornare queste pagine quotidianamente raccontando tappa per tappa la mia settima avventura al giro a tappe della val di Fassa per mancanza di tempo, ecco qui qualche giorno dopo il rientro in una torrida Torino un riassunto di questi giorni trascorsi in trentino, tra gare, amici, escursioni e soprattutto tanto divertimento.
Con Sarah arriviamo a Pozza di Fassa con qualche giorno di anticipo, mercoledì per l'esattezza e perso giusto tempo per scaricare i bagagli e fare un pò di spesa per la cena che siamo già insieme a Stefano Benatti, ex patron della Traslaval, a pestare i sentieri di quella che sarà la prima tappa in programma la domenica seguente. Il giorno dopo, giovedì, sempre Stefano ci porta a fare la ricognizione su quello che sarà il classico tappone di sola salita che come di consuto chiuderà la manifestazione.
Queste due uscite in anteprima mi saranno molto utili per sapere a cosa andrò incontro durante la gara.

Domenica 28 giugno, 1a tappa: Pozza di Fassa - 10 km.
La prima tappa di quest'anno ci porta subito alti, ai 1750 mt. della bella valle San Nicolò, una location inedita, mai toccata prima d'ora dal giro.
Alla partenza siamo in circa 500 atleti pronti ad affrontare quella che sarà a mio parere una tappa veramente dura. Si parte alle 9:30 e subito il serpentone colorato si lancia, anche piuttosto velocemente, verso la strada forestale in leggera salita. Da qui dopo neanche un chilometro ci fanno svoltare sul sentiero 640 e la situazione inizia a farsi impegnativa, incomincia infatti un tratto di dura salita lungo circa tre chilometri che dai 1800 mt. di quota ci porterà fino ai 2200 della forcella del pief.
Affronto la salita con la dovuta cautela, averla provata in settimana è sicuramente un vantaggio ma stamattina le condizioni non sono delle migliori, già in riscaldamento subivo uno strano affaticamento come se mi mancasse l'aria, è vero che siamo alti ma lo siamo tutti e sinceramente credevo che qualche giorno di acclimatamento mi sarebbero stati d'aiuto.
Salgo piano, le pendenze sono importanti, qualche ragazzo davanti a me alterna la corsa alla camminata ma io preferisco trotterellare sempre. Faccio la conoscenza di Matteo, con lui condividerò buona parte di queste prime battute di gara, lo informo di cosa ci aspetta e lui ringraziandomi mi incita a non rallentare.
Si arriva così nei pressi del grazioso laghetto del Lagusel, alzando gli occhi di fronte a me posso godere delle stupende bastionate dolomitiche che creano un anfiteatro a protezione della vallate san Nicolò e Monzoni.
Scolliniamo alla forcella del pief oltreppasando un cancelletto in legno posto a protezione dei pascoli, dalla val San Nicolò passiamo in val Monzoni, da qui inizia la parte per me più difficile: una discesa non proprio tecnica ma molto ripida su un sentierino in argilla che zigzagando tra i prati ci fa perdere velocemente quota. Io-sono-fermo! Con un eufemismo posso dire che sto scendendo a spazzaneve.
Mi sorpassano diversi atleti che si buttano giù a capofitto mentre io cerco di stare in equilibrio precario sulle mie caviglie. Per fortuna questo calvario dura poco, ma abbastanza per perdere qualche minuto dai ragazzi con cui ero su in cima. La pendenza finalmente si addolcisce e si entra in un bel munta-e-cala dentro il  bosco, molto nervoso con continui cambi di direzione e di pendenze. Faccio fatica, non sono ancora totalmente a mio agio su un fondo così accidentato. Raggiungo il pianoro delle mangiatoie per i cervi, un bicchiere di acqua al volo dal ristoro e mi lancio nella discesa, adesso bella come piace a me su strada forestale.
Il nervoso per aver perso tempo sul tecnico mi regala un pò di cattiveria agonistica, scendo giù bene stando comunque sempre attento al ghiaietto e alle canalette dello scolo dell'acqua che tagliano il terreno, un minimo errore può essere fatale anche in un frangente semplice come questo. Arrivo in corrispondenza dell'arrivo, in origine la tappa sarebbe dovuta terminare così ma gli organizzatori prima dello start ci hanno comunicato che ci sarebbe stato un prolungamento per farci transitare su un ponticello in legno.
Ripercorriamo quindi la forestale già affrontata in partenza in falsopiano a salire, si oltrapassa il bivio che all'andata ci ha fatto imboccare il ripido sentiero in salita e poco dopo svoltiamo a sinistra per una discesina scoscesa che ci porta a sto benedetto ponticello :-D, risalita su prato e poi volata finale su asfalto fino al gonfiabile rosso dell'arrivo.
Che dire, una tappa per me difficile, non ho iniziato questa VdFR con le migliori sensazioni a cui si è sommato una parte del percorso di difficile interpretazione.
La mia gara su strava qui,
Le foto ufficiali della prima tappa sul sito pegamedia qui e il video qui.

Lunedì 29 giugno, 2a tappa: Soraga - 12,6 km.
Il secondo giorno di gara ci porta a Soraga, paese da sempre toccato dal giro a tappe. La tappa si presenta lunga, oltre dodici chilometri, e almeno sulla carta corribile; ma come a volte accade le altimetrie presentate non rispecchiano le vere difficoltà che andremo a trovare lungo il percorso.
Si parte dal laghetto e dopo un breve tratto su ciclabile inizia un continuo saliscendi prima su forestale e poi su asfalto, che ci porta nella frazione di Someda sopra Moena.
Io sto abbastanza bene, corro facile e col giusto impegno. Si passa a fianco del fortino della prima guerra mondiale per poi raggiungere la stazione di valle dell'impianto di risalita dell'alpe Lusia. Qui per un breve ma ripido tratto si corre sulla pista da sci per poi svoltare a destra  e lanciarci in discesa verso Moena.
La discesa è lunga, su forestale, la pendenza in alcuni tratti è tale che sembra che dal un momento all'atro si scivoli giù su ghiaietto. Raggiunta Moena inizia la parte più dura della giornata, una salita di un chilometro con una pendenza media del 20%. Faccio un pò fatica ad abituarmi al cambio ritmo da veloce discesa a ripida salita, a passi corti affronto il primo muretto su prato, salendo su bene tanto da avvicinarmi ad alcuni atleti che si erano avvantaggiati in discesa. Superato il ristoro il fondo cambia e diventa una rampa cementata di quasi mezzo chilometro.
Sento che sto per andare fuori giri, sono obbligato a cedere al passo veloce, mani sulle ginocchia, testa bassa e pedalare. Mi raggiunge e affianca Matteo, insieme a lui affronto l'ultima parte di salita prima che una discesa anche qui un pò tecnica per le mie qualità lo fa scomparire dalla mia vista.
Ripassiamo da Soraga Alta e da qui, finalmente su un fondo migliore, mi lancio in discesa verso la ciclabile che mi porterà al traguardo.
Anche in questa tappa non ho provato delle belle sensazioni, ho corso benino la prima parte per poi trovare lungo nella seconda.
La mia gara su strava qui,
Le foto ufficiali della seconda tappa sul sito pegasomedia qui e il video qui.

Martedì 30 giugno, 3a tappa: Fontanazzo - 11,1 km.
la zona di ritrovo per la terza tappa è il parco giochi di Fontazzo, una bella spianata verde bagnata dal torrente Avisio. La giornata è stupenda, tersa e con una temperatura quasi calda.
La prima parte di gara si corre veloce lungo la strada forestale in falsopiano a scendere che ci porta prima a Campestrin e poi fino a Mazzin. Da qui inizia una lunga salita di tre chilometri con una pendenza media del 10% circa in direzione della val Udai. Ma invece di risalire la valle svoltiamo sulla sinistra in direzione del paese di Monzon.
Io corro bene, sono efficiente in salita e ho conferma di ciò dalle posizioni delle solite facce. Quasi alla fine della salita mi raggiunge il forte veterano piemontese Faranda, con lui scollino e affronto un breve tratto vallonato. Alla fine di questo munta-e-cala una svolta a sinistra ci immette nella discesa che ci riporterà a fondovalle; sono due chilometri molto ripidi su una strada di ciotolato cementato, difficili sia per l'accentuata pendenza che per il fondo irregolare. Cerco di osare, culo basso, spalle avanti e passi corti e veloci e con questo accorgimento riesco a non perdere troppo terreno nei confronti dei miei diretti avversari che invece scappano via più agili e rapidi.
Ritornati sul pianoro di Mazzin un sentiero che costeggia il torrente Avisio ci riporta a Campestrin e da qui, sulla forestale percorsa in partenza raggiungo il traguardo: riesco a correre bene e in buon efficienza, le gambe sono stanche dalla lunga discesa ma ancora reattive: oggi molto meglio quindi, la condizione sembra essere tornata buona considerando le tappe e le difficoltà già affrontate.
La mia gara su strava qui,
Le foto ufficiali della terza tappa sul sito pegasomedia qui e il video qui.

Giovedì 2 luglio, 4a tappa: Alba di Canazei - 13,3 km.
Dopo la meritata giornata di riposo l'appuntamento per la quarta tappa è ad Alba di Canazei, nei pressi dell'impianto di risalita del Ciampac.
Il ricordo vola immediato al 2008, quando proprio da qui ci fu la partenza del tappone che concluse la mia prima esperienza del giro a tappe, allora Traslaval.
Ma c'è poco da pensare, alle 9:30 puntuali si parte e io che oggi sto bene voglio provare a forzare. La prima parte favorita dal falsopiano è velocissima, su asfalto in direzione Canazei. Le gambe girano bene sul facile ma rispondono anche bene nell'affrontare la salita, oggi non durissima e ben corribile.
Si alterna la strada larga forestale al particolare sentiero dei troi di ladins che presenta lungo il suo corso dei punti con suggestivi scalini in legno. Si attraversa la sassosa pista di sci Ciampac per poi riprendere il sentiero e sbucare sulla forestale quasi in piano che percorre la bella val Contrin in direzione dell'omonimo rifugio. Qui è posto il giro di boa e nel ritornare, per circa tre chilometri gli atleti si incrociano in un va-e-vieni molto bello!
Io sono già da diversi chilometri in compagnia dell'amico Aldo Deambrogio e di Faranda, ci aiutiamo a vicenda ma procediamo senza risparmiaci; in un paio di punti provo a forzare e a lasciarmi sietro i due, ma senza risultato.
Gli ultimi tre chilometri sono in discesa, bella, facile e divertente. Aldo si avvantaggia di qualche secondo, io e Faranda seguiamo e arriviamo insieme, mano nella mano sotto il gonfiale rosso.
In questa quarta tappa mi sono divertito veramente tanto: un percorso vario, bello, impegnativo ma corribile. E finalmente sensazioni positive che fanno ben sperare anche per il tappone di domani.
La mia gara su strava qui,
Le foto ufficiali della quarta tappa qui e il video qui.

Venerdì 3 luglio, 5a tappa: Vigo di Fassa>Ciampedie - 12,6 km.
L'ultima fatica che conclude il giro è come di consueto il tappone, una gara solitamente di tutta salita con arrivo in quota. Per questa edizione gli organizzatori l'hanno voluto rendere meno duro, anzichè i soliti mille metri di dislivello positivo quest'anno dovremo arrampicarci per soli seicento.
So già quello che mi aspetta avendolo provato nei giorni precedenti con Sarah e Stefano Benatti, a mio parere non è difficilissimo  ma è anche vero che non bisogna mai abbassare la guardia: una piccola crisi o difficoltà in salita fa danni molto seri.
Alla partenza a Vigo si respira un'aria diversa: un pò come gli ultimi giorni di scuola, sai che è finita ma c'è ancora l'esame da superare. I top si studiano per l'attacco finale alla classifica mentre io sono veramente tranquillo, quest'anno sono fuori dalla classifica di categoria e in generale navigo intorno alla quindicesima posizione, fatto che conferma la bella qualità che c'è davanti.
Si parte un pò tutti tranquilli, dopo un primo strappetto in Vigo si prende un nervoso sentiero a mezzacosta immerso nel bosco. Corro facile senza forzare: mi obbligo ad andare piano. Qualcuno dei ragazzi con cui di solito ho condiviso parte delle tappe scalpita da dietro, li lascio passare nei punti larghi e continuo col mio ritmo.
Poco prima dello scoccare del terzo chilometro inizia la salita, dura con strappi intorno al 20% di pendenza alternati a tratti più morbidi. Prendo il mio passo, passetti cortissimi e rapidi, e in poco tempo recupero già un paio di posizioni. Dopo la prima dura rampa su ciotoli cementati ecco una faccia amica, Stefano che sorpresa! Una foto e un consiglio bisbigliato all'orecchio "da qui vai su regolare Frank". Non riesco a rispondergli, la respirazione è già impegnatissima, un cenno di saluto con la mano e uno sguardo di ringraziamento e continuo la mia fatica.
Salgo su bene, ho sotto controllo la situazione e inizio a divertirmi come sempre quando becchi la giornata giusta. Oltrepasso i camminatori che sono già sul percorso essendo partiti mezz'ora prima di noi, il loro tifo aiuta e fa sentire un pò meno soli. Aggancio un altro atleta e poi Matteo che si era avvantaggiato nel primo tratto in piano. Due parole di incoraggiamento e ognuno col suo ritmo. Stiamo correndo sulla pista da sci Vajolet mi sposto a fianco sull'erba e ciò mi offre un migliore grip a ogni appoggio.
Nel mentre è da qualche minuto che noto l'amico Aldo è in difficoltà e poco alla volta il gap che ci divide si riduce, infine lo raggiungo, anche con lui due parole e gli dico come si sviluppa la restante parte di altimetria.
Si svolta a destra, di fronte a noi i meravigliosi dirupi del Larsec. Dopo quattro chilometri di sola salita raggiungo il pian Pecei, la pendenza si riduce di molto e imbocchiamo un sentiero forestale vallonato che ci porta al rifugio Gardeccia in mezzo allo stupendo gruppo del Catinaccio. Mi raggiunge Faranda, gli chiedo come sta e mi confessa che è al limite.
Passati a fianco del rifugio Gardeccia la tappa è pressochè finita, mancano sì due chilometri abbondanti ma sono un facile sentiero che in men che non si dica ci farà raggiungere la balconata del Ciampedie.
Sto ancora bene, le gambe sono stanche ma riesco ancora a fare un buon ritmo. Faranda è incollato dietro di me ma al cartello che indica l'ultimo chilometro lancio una volata lunghissima che mi permette di guadagnare un buon margine.
Voglio finire forte questo tappone, per la prima volta in sette anni riesco a correrlo tutto dal primo all'ultimo metro.
Il pubblico aumenta, si sente la voce dell'amico Andrea Basoli speaker ufficiale di quest'anno, ultima svolta, gli occhi umidi, la rampa finale ed ecco il gonfiale rosso e la mia meritata medaglia. Anche per quest'anno è andata!
La mia gara su strava qui,
Le foto ufficiali della quinta tappa qui e il video qui.

Concludo questa diciassettesima edizione del giro in quindicesima posizione assoluta, in campo assoluto Ana Nanu vince per la sua sesta volta la manifestazione mentre l'amico Massimo Galliano, dopo un poker di quattro vittorie consecutive, lascia lo scettro al giovane e forte Vincenzo Milesi.
Quest'anno il giro ha avuto il record di partecipanti, in alcune tappe infatti tra runner e camminatori si è superata la quota dei cinquecento concorrenti, un bel risultato che fa onore ai validi organizzatori.
Infine il nostro gruppo "A sarà düra... Ma Arivùma!" benchè a ranghi ridotti riesce ad affermarsi per il terzo anno consecutivo tra i team, un meritato "bravi!" quindi va a Sarah L'Epee, Marco Barp, Enrico Demateis e agli esordienti Jonathan L'Epee, Andrea "Ingpeo" Pelusio, Enrico Mangia e Guido Chiara. E perchè no, un bravo anche a me! Un grazie doveroso anche a Monica, solerte fotografa e ottima cuoca. Un saluto infine a tutti gli amici di RunningForum.it presenti!
Per chi c'è stato e per chi no, un arrivederci e un invito per il 2016!

Le classifiche finali sul sito della gara qui;
le foto di Monica sulla sua pagina feisbuc qui
altre foto su reggiocorre.it qui, qui, qui, qui e qui.

giovedì 11 giugno 2015

VAL DI FASSA RUNNING 2015

  

Puntuale come il Natale anche quest'anno sarà Val di Fassa Running, il giro a tappe che ci terrà impegnati per una settimana nella stupenda vallata fassana del trentino, all'ombra dei monti pallidi invidiati da tutto il mondo.

La formula è sempre la consueta e tradizionale delle cinque tappe a partire da domenica 28 giugno col giorno di riposo mercoledì e per finire il gran finale tutto in salita del tappone di venerdì che ques'anno ci porterà ai 2000 mt. della balconata del Ciampedie, già sede dell'arrivo di tappone nel 2009 dell'allora Traslaval.
Diverse novità arricchiscono questa edizione, tra cui lo slittamento della data di inizio di una settimana, un nuovo ufficio stampa, un nuovo speaker :-D e la proposta di una tappa inedita che si svilupperà nella bella valle San Nicolò nel prologo di domenica.
Per quanto riguarda i big da tenere sott'occhio per la vittoria finale sicuramente dobbiamo nomire l'amico Massimo Galliano, vincitore consecutivamente delle ultime quattro edizioni e rientrato alle gare da poco dopo un pit stop chirurgico al tendine d'achile, e la sempre sorridente Ana Nanu, che di sigilli qui ne ha già messi a segno ben cinque. Al maschile, a contendere lo scettro di vincitore a Galliano, ci saranno Andrea Regazzoni (terzo classificato un anno fa), Salvatore Concas (già ai piedi del podio due anni fa e dato in ottima condizione) e Giuseppe Minici, sempre tra i protagonisti alla Val di Fassa Running. Non mancano i volti nuovi, tra cui spiccano quelli del 43enne della Atletica Potenza Daniele Caimmi, che vanta un personale di 2h08'59” sulla maratona e del classe 1990 dell'Atletica Orobie Vincenzo Milesi, ottimo specialista della corsa in montagna. In campo femminile ha già confermato la propria presenza anche la trentina Mirella Bergamo, che s'impose nelle edizioni 2006 e 2013, senza dimenticare la new entry Gloria Marconi (Calcestruzzi Corradini Excelsior), atleta che vanta un personale di 1h09'25” sulla mezza maratona e di 2h29'35” sulla maratona. Da tenere d'occhio anche la giovane Sarah Aimee L'Epee dell'Atletica Settimese, una delle promesse italiane e terza lo scorso anno nella competizione fassana. (http://www.pegasomedia.it/ufficiostampa/comunicato.asp?id=639).

Qui di seguito la presentazione in dettaglio delle cinque tappe per un totale di 56 km di gara (fonte Comitato Organizzatore e http://www.pegasomedia.it/ufficiostampa/comunicato.asp?id=624):

28/6/2015, 1ª tappa
Località: POZZA DI FASSA
Partenza ore: 9:30
Lunghezza: 8400 mt.

La frazione inaugurale, in programma domenica 28 giugno, ha uno sviluppo di 8,39 km e un dislivello di 510 metri. La partenza è allestita al parcheggio della Val San Nicolò in località Saùch, da dove i concorrenti si muoveranno alle ore 9,30. Il tracciato metterà subito a dura prova le gambe dei partecipanti, visto che dopo poche centinaia di metri la pendenza si fa rilevante, imboccando i runner il sentiero numero 640. In meno di 3 km affronteranno ben 400 metri di dislivello quando non avranno percorso nemmeno metà del tracciato. Subito dopo si transita nei pressi del cancello del bestiame d’alpeggio e la ripida salita si trasforma in un’altrettanto discesa verticale, dove bisogna fare particolare attenzione al terreno in argilla rossa, particolarmente insidioso quando bagnato. Da questo momento il sentiero inizia a trasformarsi lentamente da strada forestale nei verdi prati della Val Monzoni, in un suggestivo viale selvaggio in mezzo al bosco, tecnico e impegnativo, che prosegue fino alle mangiatoie. Poi ecco l’ultimo tratto in costante discesa su comoda strada forestale fino all’arrivo, sotto lo sguardo dei maestosi Maerins, creste conosciute dagli alpinisti locali per le difficoltà che presentano a chi le vuole scalare.

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29/6/2015, 2ª tappa
Località: SORAGA
Partenza ore: 9:30
Lunghezza: 12600 mt.


Teatro del secondo atto sono i soleggiati prati in riva al lago di Soraga. Si tratta della frazione più lunga della settimana, visto che i partecipanti devono affrontare 12,60 chilometri e un dislivello di 474 metri. La categoria amatori partirà alle 9, mentre i runner mezzora dopo. Due sono i motivi rendono unica ed anomala questa tappa, caratterizzata da continui saliscendi: il primo è la presenza di lunghi tratti veloci ed asfaltati (circa il 50% del totale), l’altro è la quota del punto più alto, appena 1.450 metri, nonostante il dislivello complessivo di poco meno di 500 metri. Lasciato alle spalle il lago di Soraga, dopo aver superato il ponte di legno sopra l’Avisio, sul breve tratto di pista ciclabile si entra nel bosco, per un primo segmento di salita selettiva su strada forestale. Poi i concorrenti toccano Soraga Alta, da dove imboccano un tratto molto veloce che si sviluppa un po' su asfalto ed un po' su sterrato, dapprima nel centro abitato e poi sul largo sentiero a mezzacosta in direzione sud, verso l’Alpe Lusia, dominando Moena dall'alto. Poco dopo il suggestivo passaggio al fortino della Prima guerra mondiale ecco un altro strappo di circa 300 metri che porta al punto più alto, poi il percorso scende verso l’abitato di Moena. Arrivati alle prime case della Fata delle Dolomiti, si gira a destra per l'ultima salita: 200 metri di dislivello in poco meno di 1 km. Giunti in località Pianac il tempo di recuperare le forze e giù per l'ultima suggestiva discesa in mezzo al bosco, puntando verso Soraga Alta e l'arrivo, dove gli amici del Pian Pian Bel Bel faranno trovare ai concorrenti un ristoro con i fiocchi.
 
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30/6/2015, 3ª tappa
Località: FONTANAZZO
Partenza ore: 9:30
Lunghezza: 11100 mt.


La partenza e l'arrivo sono allestiti nei pressi del parco giochi di Fontanazzo, con orari differenti (9.00 e 9.30). Per i primi 1.800 metri il percorso, su un’ampia strada forestale, è pianeggiante e veloce, per divenire poi un ripido strappetto "rompifiato" lungo 200 metri, che farà la prima selezione, abbinato ad una breve discesa di circa 1 chilometro che porta all'imbocco della salita verso la Val Udai. Invece di imboccare il ripido sentiero che porta al laghetto alpino e al rifugio di Antermoia nel cuore del Catinaccio, i partecipanti dovranno girare a sinistra verso l'abitato di Monzon. Da questo punto inizia il tratto più impegnativo, 3,5 km in costante salita per un dislivello di 300 metri, passando per l’abitato di Mazzin. Alzando lo sguardo si possono ammirare le maestose Cima 11 e Cima 12. Dal sesto al nono chilometro, che prevede due ripide e tecniche discese, si giunge nel fondovalle, attraversando nuovamente il centro di Mazzin e tornando alla partenza lungo la strada bianca che costeggia il torrente Avisio. È la tappa che presenta il dislivello più basso, ma non va sottovalutata.

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2/7/2015, 4ª tappa
Località: ALBA DI CANAZEI
Partenza ore: 9:30
Lunghezza: 12600 mt.


Dopo la giornata di riposto i partecipanti affrontano la tappa che vede partenza ed arrivo ad Alba di Canazei. Un percorso che si dipana nella meravigliosa Val Contrin, in tutto 12,56 chilometri con 298 metri di dislivello. Lo start viene dato nei pressi del piazzale dell'Hotel La Cacciatora, quindi gli atleti scendono per la Destra Avisio, puntando verso Canazei, e attraversano un leggero altopiano, luogo di partenza di tappe del passato sia per quanto attiene alla Val di Fassa Running, sia per quanto attiene alla Traslaval.
Attraversata la strada statale, per un centinaio di metri seguono il corso del fiume sul lato sinistro fino all’imbocco della prima parte in salita, un pendio con un leggero dislivello della lunghezza di circa 2 km. La pendenza aumenta negli ultimi 50 metri, quando i concorrenti incontrano le mangiatoie di Troi di Ladins (al quarto chilometro di gara), dove è allestito il primo ristoro.
Poi seguono la strada forestale che porta verso località Locia Contrin, fino al bivio, dove deviano a destra, imboccando un sentiero nel bosco con caratteristici scalini naturali, che conduce gli atleti a metà della pista da Sci Ciampac. Dopo averla attraversata, i corridori si inoltrano nuovamente nella vegetazione per qualche centinaio di metri. Si tratta di un sentiero particolarmente suggestivo, soprattutto in virtù del transito sopra due ponti di legno, che porta il serpentone fino al chilometro 6,6, quando i concorrenti percorrono la strada sterrata che porta nell’incantevole Val Contrin. I successivi 3 km in falsopiano regolare li accompagnano fino al ponte posizionato prima del Rifugio Contrin, dove è previsto il giro di boa e dove gli atleti devono tenere la destra per consentire il regolare flusso. Il tratto pianeggiante prosegue fino all’undicesimo chilometro, dove inizia la discesa che porta al traguardo posizionato nei pressi dell'Hotel La Cacciatora.

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3/7/2015, 5ª tappa
Località: VIGO DI FASSA
Partenza ore: 9:30
Lunghezza: 11500 mt.


Denominato anche Trofeo Ciampedie il tappone dolomitico è l’ultima frazione della Val di Fassa Running 2015, quella che decreterà i vincitori. Partendo dalla pizza principale di Vigo di Fassa i concorrenti sfilano lungo il sentiero semi-pianeggiante a mezzacosta, che domina dall’alto gli abitati di Pozza e Pera con vista sul gruppo dei Monzoni. Poi si immettono sulla strada bianca che, con un primo ripido tratto, porta sulla pista da sci Vajolet-2. Da qui, immersi in uno scenario da cartolina, le celeberrime vette dei dirupi del Larsec sembrano prenderci per mano per accompagnarci verso il Catinaccio e le Torri del Vajolet. Giunti alla piana di Pian Pecei, crocevia invernale di migliaia di sciatori, si imbocca a destra un comodo e largo sentiero forestale, che porta dritto al rifugio Gardeccia, tappa obbligata per tutti gli escursionisti in inverno e in estate. Si prosegue sul sentiero “sali e scendi”, che in un batter d’occhio porta la traguardo situato sull’altopiano del Ciampedie, punto strategico per godere della vista a 360° delle più famose vette dolomitiche, oltre ai già citati gruppi del Catinaccio e Torri del Vajolet, la maestosa Marmolada, il Sassolungo, La Roda di Vael, le creste del Majare, cima 11 e 12 e gruppo dei Monzoni.

***

Io, come sempre, spero di fare bene. Mi sono allenato inserendo diverse salite dure ma corribili come la carrozzabile del monte San Giorgio di Piossasco, la dura salita di strada Santa Lucia-Creusa-Viola sulla collina di Torino e la classica strada comunale di Superga. Soffrirò in discesa, quando questa diventerà tecnica, e dalle voci che mi arrivano ne troveremo due o tre veramente difficili. Cercherò di metterci una pezza dai!
In ogni caso questa parte di trentino è magica per me e vada come vada sarò contento.

E anche quest'anno sarò in valle con molti amici, e uniti tutti insieme nel gruppo A Sarà Düra,... Ma Arivùma! cercheremo di fare bene per la classifica generale dei gruppi con magari un bel tris dopo le ultime due vittorie.
Sotto il tag Val di Fassa Running qui poco sopra a destra tutti i post delle mie precedenti partecipazioni, tappa per tappa; mancano solo quelle dell'anno scorso, ma sarebbe davvero lungo spiegare tutto,...

domenica 7 giugno 2015

2 SANTUARI RUNNING 2015


...e quel "so che non so",...

Si torna a gareggiare nel biellese, a concludere con questa gara che collega il santuario di Graglia a quello di Oropa un ideale trittico composto dalle altre due competizioni in salita che da Biella giungevano agli stessi luoghi, ovvero la Biella-Graglia corsa ad Aprile e la Biella-Oropa del luglio dell'anno scorso. Se aggiungiamo poi anche la bella Biella Piedicavallo, sempre in salita, posso dire di aver fatto un bel poker del biellese.
La gara da tempo mi veniva esaltata per la sua bellezza e particolarità da Sarah e non potevo non andare a testare con gamba la veridicità delle sue entusiastiche parole; il 2 giugno, festa della repubblica, sfruttiamo il servizio pulman della Podistica Torino e in poco più di un'ora siamo a Graglia.
La gara non è semplice, sono diciannove i chilometri che separano i due luoghi sacri ma più che i chilometri è l'altimetria che va saputa interpretare bene. Io mi sono informato bene, grazie a Sarah e all'amico Marco Barp che me l'hanno spiegata per filo e per segno, oltre ad essere andato a curiosare sulle varie attività GC di chi l'aveva già corsa; si parte subito in salita per poi scendere fin a metà gara e di nuovo risalire e continuare su un lungo munta-e-cala fino all'arrivo. Più o meno so cosa mi aspetta,... ma in realtà non so quello che troverò. La mia fortuna è che la prima salita l'ho già percorsa in auto dopo la gara di aprile, per andare a mangiare in una trattoria che si trova li in zona.
La giornata è bella soleggiata, calda ma non troppo umida. Io sto discretamente bene, non sono freschissimo di gambe perchè solo tre giorni prima sono andato a provare una parte del tracciato del rinato trofeo monte Chaberton e scendere di corsa per 1300 metri di dislivello non è che sia l'ideale per preparare una gara, ma la Valdifassa Running si avvicina e tutto il dislivello positivo o negativo che riesco a fare è oro.
Alle 9:30 si parte, e sulle prime rampe già si avvantaggia il forte atleta di casa nonchè azzurro di corsa in montagna Alberto Mosca. Io seguo a una manciata di metri in compagnia di Aldo De Ambrogio e di altri tre atleti. Sto bene, salgo senza troppo affanno e non voglio esagerare, la gara è lunga e non so cosa mi aspetta dopo. L'altimetria fa durare la prima salita quattro chilometri ma dopo neanche tre siamo già in località Bossola dove mi ero fermato a mangiare e so che da qui la strada presenta una pendenza più morbida. Ciò mi rincuora e con passo sicuro detto il ritmo al mio gruppetto mentre Mosca inizia a prendere facilmente il largo.
Terminata la salita si incomincia a scendere per una bella stradina immersa nel verde, la discesa è facile, si riesce a correre molto bene e solo in pochi punti si fa più ripida. Raggiungiamo così velocemente il fondo della vallatina e dopo aver attraversato un ponte dove è presente il secondo ristoro si riprende a salire. E qui una bella sorpresa: infatti so che si sale ma credevo con una pendenza importante mentre invece si presenta una dolce e lunga salita molto corribile. Sto bene, siamo a metà gara e provo a forzare il ritmo. Aldo mi abbandona subito, non riesce a starmi dietro e io faccio la mia gara con buone sensazioni di efficenza. Dopo quattro chilometri la salita lascia spazio a un divertente munta-e-cala tra bochi e pascoli, alcune volte il panorama si apre tra gli alberi e si scorge in lontananza la città di Biella.
Sono solo, non c'è tanto pubblico ai bordi della strada, solo la moto della staffetta davanti a farmi compagnia. Mi godo il momento, come spesso avviene quando si sta bene in gara, non che sia freschissimo e stia facendo una passeggiata, ma le sensazioni sono proprio buone.
In prossimità di Oropa lasciamo l'asfalto per fare un attraversamento molto suggestivo dentro un cimitero, si continua poi ancora poche centinaia di metri sulla carrozzabile per infine sbucare nuovamente sull'asfalto ai meno trecento metri dall'arrivo. Sono trecento metri di salita, piuttosto dura, ma la corro a tutta per onorare il mio secondo posto e il pubblico, adesso numeroso, che mi applaude.

Concludo appunto in seconda posizione con il crono di 1:18' , soddisfatto per aver corso bene nei tratti impegnativi e per essermi gestito benissimo tatticamente; e anche contento di aver scoperto un'altra chicca in questo angolo di piemonte, un bella gara ottimamente organizzata dalla ASD Pietro Micca in collaborazione con la Gaglianico 74: ottimi servizi, percorso completamente chiuso al traffico, bel pacco gara, premi di valore, ristoro abbondante e birra Menabrea a volontà.
Ovviamente,... da rifare!

venerdì 15 maggio 2015

2a 21K BAROLO E CASTELLI DELLE LANGHE 2015

III legge della dinamica: Ad ogni azione corrisponde una reazione pari e contraria.


I giorni immediatamente successivi alla mezza di Varenne, conclusa con pessime sensazioni di gara come si può leggere nel precedente post, sono stati dedicati esclusivamente a recuperare più energie possibili per affrontare al meglio l'ultimo appuntamento di questa prima parte di stagione agonistica a cui tenevo molto, la 21 km Barolo e Castelli delle Langhe perfettamente organizzata dal vulcanico Massimo Casagrande insieme a tutto lo staff di TriangoloSport.
Quando cadi dalla malamente bicicletta hai poi paura a risalire e a pedalare di nuovo, e fuori metafora era questo il mio timore nel gareggiare di nuovo dopo soli sette giorni dalla stonata di Vigone: ricadere in una condizione fisica di grande stanchezza organica che mi avrebbe limitato parecchio nell'esprimermi al meglio sull'impegnativo percorso langarolo; la mia unica possibilità era presentarmi alla partenza il più fresco possibile. La settimana di allenamenti si è così ridotta a quattro uscite cortissime rigeneranti da mezz'oretta con un solo lavoretto il mercoledì pomeriggio consistente in un variato facile da un minuto con ugual recupero svolto bene che mi ha dato una piccola iniezione di fiducia; giovedì ho riposato e mi sono concesso un massaggio per tentare di risolvere un indolenzimento agli ischiocrurali che da tempo mi porto dietro. Solo quaranta i chilometri settimanali, escludendo la gara.

Domenica mattina al ritrovo a Grinzane Cavour la giornata si presenta bella, soleggiata ma anche calda fin dalle prime ore del mattino. Sfrutto insieme a Sarah un passaggio in macchina con Guido e Monica e si va a La Morra, da dove nel piazzale del belvedere verrà data la partenza.
Qualche minuto di riscaldamento, due chiacchiere con gli amici tra cui il favorito alla vittoria finale Michele Evangelisti e via, alle nove e mezza lo sparo di pistola ci lancia per le viuzze del paese.

Parto piano e controllo le mie ultime parole a Guido,.... macchè, qui la mettono giù dura da subito!
Il percorso in questa prima parte è molto favorevole presentando una lunga discesa fino a Verduno e i miei avversari si fanno prendere la gamba correndo a ritmi elevati. Io sono lì dietro, siamo un gruppetto di sei tra cui oltre a Michele ci sono Beppe Masaneo, con cui ci siamo già scornati in parecchie altre gare e il quarantenne Valerio Dotto, in questo ultimo periodo in una seconda giovinezza atletica e altri due ragazzi, uno non lo conosco, è un drago,... corre bene penso tra me.
Davanti si alternano in testa alla gara, io controllo,... ma in certo momenti sembra più stia arrancando. Sono già lì che mi maledico perchè inizio a perdere terreno, di poco ma sono una trentina di metri quando arriva il primo cambio pendenza, una salitella morbida di cinquecento metri. Io sono più efficace e mi ritrovo senza far chissà cosa davanti. Affronto il belvedere erboso di Verduno e continuo, in testa, sulla strada che scende di nuovo verso Roddi. Dietro mi segue Beppe e altri due poco distanti. Corro con un ritmo a me agevole senza forzare, la gara è ancora lunga e le difficoltà sono ancora tutte da affrontare. Mi godo, per quel che posso, il panorama che fa spaziare gli occhi sulle stupende colline che ci circondano. Ricordo che la salita a Roddi è più lunga, un chilometro e mezzo circa con uno strappetto più ripido nell'ultima parte. Memore delle difficoltà che ho visto patire dai ragazzi prima di Verduno provo a forzare ma senza esagerare appena la strada sale per tastare il polso dei miei avversari: allo scollinamento in piazza del comune all'ombra del bel castello mi ritrovo da solo.

Siamo a metà gara, poco meno. Adesso mi aspetta la parte secondo me più dura, cinque chilometri pressochè tutti in salita. Fa caldo, bevo a  ogni ristoro e continuo nella mia fuga solitaria. Il vantaggio aumenta, ma anche la stanchezza inizia a battermi sulla spalla.
A bordo strada c'è Sandro, amico nonchè uno degli organizzatori, due foto e mi dice dietro a sun lì ca tribulu,... sì ma anche io non è che sia una rosa di freschezza. Si passa per una capezzagna in mezzo ai filari di vite,... paesaggisticamente è uno dei punti che mi piace di più. Qui la stanchezza esce prepotente, avverto che rallento il ritmo ma stringo i denti perchè benchè ci sia da affrontare l'ultima difficile rampa in località Santa Maria poi so che mi aspetta un bel tratto in discesa.
Affronto meglio di quel che credevo questa asperità e mi lancio in discesa. Le gambe, galvanizzate anche dal fatto che il vantaggio è aumentato di parecchio girano rotonde ed efficienti sfruttando la pendenza favorevole che intorno a sedicesimo chilometro diventa un lungo e monotono falsopiano che mi porterà fino al bivio in Grinzane da cui partirà l'attacco all'ultima salita di un chilometro e mezzo fin su al castello.

Arrivo all'incrocio sulla provinciale, sinistra poi destra,... inizia l'ultima lunga salita.
Il passo si accorcia, adesso la fatica si fa sentire tutta, anche quella nervosa del stare lì davanti a condurre le danze per più di metà gara. Non so perchè ma non temo questo ultimo sforzo, quasi lo aspettavo. So di essere efficace a salire e non ne avevo paura. Cartello del ventesimo chilometro, si continua a salire,... alzo gli occhi e il castello è lassù, lassù dove devo arrivare. tornante, le urla del publico che arriva dal piazzale, tornantino a destra e ultimo rettilineo. Applausi, tifo, foto, la macchina apripista dietro che suona il clacson a festa.
Ci tenevo,... e arrivo a braccia alzate!

Sono molto contento per questa vittoria, sinceramente non credevo potessi farcela.
Ma devo farmi i complimenti per come ho gestito la settimana pregara, arrivando da una situazione non perfetta, ma soprattutto da come ho gestito la gara, vinta con le gambe e col cuore ma ancor più con la testa. Conoscere il percorso, provato un mese fa mi hai poi sicuramente aiutato.
Per la cronaca qui l'attività su strava, le foto di Monica PH e i risultati su fidalpiemonte.


venerdì 8 maggio 2015

MEZZA DI VARENNE 2015

Uno dei miei appunti annuali preferiti è da qualche tempo la mezza maratona che si corre ai primi di maggio nelle campagne vigonesi, a pochi chilometri da Torino. L'organzizazione perfetta e un bel percorso immerso nel verde, molto veloce e con la caratteristica di attraversare due tra i maneggi più importanti della zona tra cui quello che tieni in pensione il leggendario Varenne, l'hanno oramai resa una classica sempre molto ben partecipata nel panorama torinese.

Io arrivo a questa gara non in perfette condizioni fisiche, sto gareggiando spesso, troppo spesso, e la coperta in questi casi si accorcia drammaticamente tra allenamenti ridotti, gare e recuperi. Ma tant'è,... a certe gare si va per correre col cuore e così domenica mattina sono a Vigone, pronto ad affrontare i due giri del percorso.
Appena arrivo saluto subito l'amico Beppe Audenino, attivo organizzatore della gara che mi chiede se ho voglia di portare la forte atleta valdostana Catherine Bertone a correre sull'ora e quindici per tentare il pb. Un bel onore ma anche un onere, ci proverò gli dico, però poi vada come vada.
La giornata non è bella, il cielo grigio e il tasso di umidità è molto elevato; già finito il riscaldamento sono parecchio sudato. Bevo un paio di bicchieri d'acqua e mi allineo in partenza, tempo di salutare Catherine e si parte! Il ritmo è subito buono e veloce, dovremmo stare sui 3'33'' di media ma i primi chilometri sono più rapidi.
Il percorso lo conosco a memoria, dopo un primo giro di lancio in Vigone si esce dal paese per correre nelle vicine campagne. Le gambe stanno bene, riesco a correre facile anche meglio della recente LMHM ma in men che non si dica la situazione si complica. Inizio a trovare lungo già al passaggio dei primi cinque chilometri, rallento e mi defilo dal gruppetto in cui mi trovo con le prime tre donne per rifiatare un attimo ma poco cambia. Bevo ai ristori e sfrutto tutti gli spugnaggi per contrastare il clima ma all'inizio del secondo giro dopo il passaggio in Vigone la serranda scende giù di colpo. Mi sento vuoto. Per fortuna mi ritrovo con un giovane ragazzo biellese e scambiando due parole riesco a distrarmi e a fare passare il tempo che mi separa dall'arrivo. Le gambe sono pesanti, legnose e arrivare in fondo diventa quasi un'agonia. Ma si arriva.
Con un crono alto, 1:17'50'' e pessime sensazioni porto a casa questa gara. E che mi sia di lezione per il futuro ;-)