sabato 15 luglio 2017

LA MIA VAL DI FASSA RUNNING 2017

L'ultima settimana di giugno i sentieri e le strade forestali della val di Fassa iniziano a prendere vita dopo il lungo periodo invernale grazie ai partecipanti della Val di Fassa Running, giro a tappe che quest'anno compie ben diciannove anni.
Ci vuole qualche giorno di tempo una volta tornato a Torino a buttare giù nella tastiera tutte le emozioni, le fatiche e le gioie vissute in questi sei giorni in un posto per me speciale e in compagnia di squisiti amici, ma cerchiamo di riprendere tutte le idee e di partire dall'inizio.

Domenica 25 giugno: 1a tappa Soraga, 13,8 km - 540 mt. D+
L'inizio ci vede domenica mattina impegnati a Soraga; il tam tam delle previsioni meteo rimbalzate sulle varie piattaforme di comunicazione digitali si concretizzano in una mattinata di pioggia incessante a carattere temporalesco che mette a dura prova gli organizzatori. Ma qui parliamo di gente di montagna avvezza alle condizioni difficili e tutto il programma si svolge senza grossi problemi.
Alla partenza, già tutti belli bagnati, superiamo il paese di Soraga e dopo avere attraversato la statale ci portiamo sulla pista ciclabile. Il ritmo è da subito allegro e i top runner presentati sul palco nella serata di benvenuto seguono il burundiano Celestin Nihorimbere dato come il favorito alla vittoria finale.
Mentre percorriamo il ponte che portarci oltre l'Avisio un fulmine seguito immediatamente da un forte tuono si abbatte a qualche centinaia di metri in linea d'aria da noi, finendo all'incirca nella zona boschiva in cui ci stiamo dirigendo. Che dire, un inizio elettrizzante! Dopo circa un chilometro percorso sulla ciclabile inizia la lunga e unica salita del giorno, è una salita impegnativa ma corribile e con fondo regolare; mi piace molto e l'affronto con buon piglio.
A fianco a me c'è il giovane e compagno di squadra Umberto Serra, scambiamo qualche parola fino a che il fiato ce lo concede e insieme corriamo appaiati per tutta la durata della strada forestale che si inerpica sui pendii di Cima Dodici.
Non c'è un vero e proprio scollinamento ma la pendenza diminuisce fino a diventare un veloce ondulato che ci porta in località Pociace, da qui alla nostra destra avremmo dovuto godere di un bel panorama sulla vallata e sulle punte del Catinaccio ma la giornata autunnale con pioggia e nubi basse ci impedisce tutto ciò. Poco dopo inizia la discesa, prima morbida molto facile poi la pendenza aumenta ma rimane sempre molto corribile.
La conosco bene, sto bene e mi voglio divertire. Lascio andare le gambe e mi godo questa lunga picchiata verso il basso, il fondo sterrato bello compatto e bagnato offre addirittura un grip migliore che da asciutto. Umberto si attarda e rimango da solo a disegnare le traiettorie migliori. Scendo bene e tanto che poco alla volta mi avvicino fino a raggiungere l'amico Giuseppe Minici, appena agganciato gli chiedo se va tutto bene perchè mi stupisco di avergli recuperato tutto il distacco che mi aveva dato a salire e al suo cenno che è tutto a posto continuo per la mia strada che mi porta a sbucare di nuovo sulla ciclabile che ci porterà nei pressi del laghetto dove è posto il traguardo.
Concludo la prima tappa in tredicesima posizione assoluta con buone sensazioni generali, grazie anche a un percorso a me favorevole.
La mia gara su strava qui.


Lunedì 26 giugno: 2a tappa Moena, 12,2 km - 520 mt. D+
Il secondo giorno di gara ci vede impegnati a Moena e il meteo è esattamente il contrario rispetto a sole ventiquattro ore prima. La fata delle dolomiti, Moena, ci accoglie infatti con una giornata soleggiata e tersa, il cielo è di quel fassaner blau che solo qui puoi vedere.
Temo un pò la tappa di oggi dopo la ricognizione che ho fatto a maggio, non tanto per la lunga salita verso Medil ma quanto per la discesa che per i miei gusti da stradista è già sul tecnico andante; inoltre, la seconda parte è stata modificata cosa che ha ne ha allungato il chilometraggio totale nonchè aggiunto una seconda discesa da prendere con le molle.
Alle 9 in punto si parte, quest'anno le partenze sono state anticipate tranne ieri di mezz'ora rispetto al consueto, e si corre subito sulla facile salita in pavè che dalla piazza centrale de Sotegrava ci porta a transitare davanti alla bella chiesa e poi al cimitero.
Lungo lo sterrato che taglia i prati della frazione Sorte riscendiamo verso il campo sportivo e da qui, dopo un breve momento di incertezza del gruppo di testa per una incomprensione tra i volontari segnavia e gli apripista in moto, imbocchiamo la lunga salita su strada asfaltata in direzione della piccola borgata di Medil soprannominato "il paradiso delle donne" in quanto ai tempi abitato solamente da uomini.
Salgo bene, mentre i top si avvantaggiano progressivamente io seguo il mio ritmo in compagnia di altri atleti più efficaci di me quando la salita è ripida. Organicamente sto bene, segno che ho recuperato bene l'impegno di ieri e questo mi da fiducia per il proseguimento della gara. Dall'asfalto passiamo su un sentiero che corre parallelo, ma più in basso, alla strada che riandiamo a imboccare proprio all'ingresso di Medil. Veloce sorso d'acqua al ristoro e ancora su dentro il paese che si attraversa in pochi istanti prima di prendere una carrareccia piuttosto sconnessa e ripida che ci inoltra dentro al bosco.
Mi raggiunge la prima donna, l'atleta Camilla Magliano della Podistica Torino che quest'anno si è presentata con un nutrito gruppo, la sua efficienza a salire è invidiabile. Nel bosco la pendenza poco alla volta si addolcisce per trasformarsi in un veloce munta-e-cala prima di arrivare a un traverso su prato in single track dove non mi trovo per niente a mio agio non riuscendo a vedere dove metto i piedi in mezzo all'erba. Terminato questo tratto incomincia la discesa che si presenta come un sentiero a gradoni lunghi e alti. C'è poco da fare, massima attenzione e si salta a balzi come i camosci,... va beh più o meno :-D Sverniciato da un paio di atleti che mi seguivano giungiamo finalmente sul pianoro dove sorge la  malga Peniola, lasciamo lo sterrato per prendere l'asfalto che in discesa la collega a Moena. La pendenza è accentuata ma corribile, do fondo alle mie qualità di stradista e mi lancio nel tentativo di ricucire il gap di un centinaio di metri circa accusato nel tratto precedente.
Il mio impegno mi premia e in prossimità di malga Panna mi ricongiungo ai due atleti, ma non ho neanche il tempo di rifiatare che dopo una svolta a sinistra su una carrozzabile in terra rossa inizia la seconda salita.
Passo i due, "mi porta avanti col lavoro tanto mi riprendete in discesa" dico scherzando; loro, sorridendo, mi lasciano fare.
Non conosco questo parte di percorso perché come anticipato ha avuto una variazione nella sua parte conclusiva, manca comunque poco al traguardo e infatti terminata la salita seguita da un breve tratto in piano la forestale punta giù verso Moena.
Ho la percezione di avere già corso da queste parti ma non mi ricordo quando, probabilmente in una vecchia edizione della Traslaval, fatto sta che il divertimento finisce presto perché si abbandona la comoda forestale per prendere un sentiero largo ma scosceso con pietre lisce e irregolari. Che ansia! Tiro sul il piede dall'acceleratore e in un attimo vengo nuovamente sorpassato dai due compagni di tappa ecchecatz,... :-D cerco di limitare i danni e di stare in piedi dal momento che il fondo in alcuni punti è umido e quindi scivoloso. L'agonia per fortuna dura solo qualche minuto, tempo di arrivare alle prime costruzioni di Moena e da qui dopo uno zigzag tra le vecchie e caratteristiche case all'arrivo in piazza.
Oggi non benissimo ma mi sono difeso, i tratti in discesa come presupponevo mi hanno messo in difficoltà.
La mia gara su strava qui.


Martedì 27 giugno: 3a tappa Canazei, 9,5 km - 570 mt. D+
E' Canazei la sede del terzo giorno di gara, per una tappa bella ma anche dura, con due lunghe salite che ci faranno toccare la valle su entrambi i versanti. Una tappa che se ne hai puoi fare la differenza. Appunto, se ne hai.
La giornata è grigia e fresca, era prevista pioggia ma al momento regge e partiamo asciutti. L'idea di oggi è quella di cercare di recuperare qualche posizione o almeno ridurre il distacco in generale dopo la tappa di ieri. Ma ahimè i miei propositi si infrangono subito sulla prima salita.
Partiti dal centro del paese ci portiamo in zona delle piscine e da qui velocemente verso il bosco per prendere il sentiero troi de ladins. Le prime centinaia di metri hanno una pendenza molto marcata e il gruppo che era arrivato all'imbocco del sentiero compatto si sgrana in un lungo serpentone. Ognuno prende il suo ritmo e i respiri diventano sempre più affanosi, siamo sul duro qui!
La salita si addolcisce pur continuando a puntare verso alto e qui mi succede quello che non vorresti ti capitasse: sento le gambe vuote.
Vuote o quasi, vorrei aumentare il ritmo perché visivamente non siamo sul difficile ma ho la sensazione di correre con un peso addosso. Vengo raggiunto e superato da alcuni atleti ma non mi faccio prendere dal panico, seguo il mio passo sperando che la situazione migliori.
Allo scollinamento il percorso continua verso la pista da sci del Ciampac che oggi è una lingua di ghiaione, la superiamo e svoltiamo a sinistra per una picchiata verso l'abitato di Alba di Canazei. Mi raggiunge l'amico Luca e con lui corro questa parte di gara che su asfalto ci porta a lambire lo stadio del ghiaccio e poi dopo esser passati oltre l'Avisio nei pressi del Tobia del Zeli nel punto esatto in cui è partita la prima tappa dell'anno scorso. Stiamo per affrontare la stessa identica prima parte e quindi, dopo ancora quasi un chilometro su asfalto in falsopiano a scendere dove mi ricordo nuovamente come si corre si svolta a destra per affrontare la seconda, lunga e dura salita; prima su prato, poi su un sentiero che si addentra nel bosco.
Qui la pendenza è feroce, saremo sui 25% circa, e sono costretto a sostituire la corsa con la camminata a testa bassa. Oggi patisco, soprattutto su questi drittoni da vertical. Chissà perché me lo ricordavo più lungo questo sentiero e invece con sollievo capisco di essere quasi nel punto in cui sbuca sulla larga forestale che prendiamo continuando a salire ma in maniera più agevole.
Riprendo a correre, le gambe adesso sembra stiano meglio e per quanto il ritmo sia sempre basso riesco poco alla volta a ricucire parzialmente il ritardo che ho accumulato dai miei diretti avversari che mi precedono. C'è Luca lì davanti insieme a un altro paio di atleti, tornare loro sotto è difficile e attendo che inizi la discesa per annullare definitivamente il distacco.
Poco prima di passare sotto i cavi della nuova funifor che collega Alba di Canazei al col dei Rossi incomincia finalmente la discesa. Il cartello che indica i chilometri che mancano all'arrivo segna -3, adesso si scende a tutta. Dopo un primo sentiero a curve strette su cui scendono i downhiller in mountain bike sulla pista da sci ritorniamo sulla strada forestale che corre parallela alla pista, vivo il mio momento migliore perchè sto bene e riesco ad essere molto efficiente prendendomi qualche rischio ma anche i ragazzi là davanti stanno bene e il distacco rimane immutato.
Pazienza, continuo veloce fino all'ingresso in Canazei dove dopo poche centinai a di metri su asfalto taglio il traguardo sotto il gonfiabile rosso.
Oggi le sensazioni non sono state belle  e c'è un pò di rammarico per aver lasciato sui sentieri qualche minuto di troppo e credo un paio di posizioni in classifica generale, ma in un giro a tappe fa parte del gioco.
Domani si riposa e nelle ultime due tappe tutto può ancora succedere.
La mia gara su strava qui.


Giovedì 29 giugno: 4a tappa Passo di Costalunga, 11 km - 390 mt. D+
Trascorso il mercoledì di riposo in completo relax complice un meteo non eccezionale, giovedì mattina ci si ritrova tutti al passo di Costalunga dove il giro ripropone una tappa dopo l'esordio assoluto come location nel 2014 con il bel percorso che ci aveva fatto accarezzare le acque del lago di Carezza.
Quella di oggi è una tappa facile, molto corribile e con poco dislivello, una sorta di aperitivo al tappone di domani.
Aperitivo che prendono tutti con foga perché al via il gruppo schizza veloce sulla statale prima di svoltare a destra per prendere la carrozzabile che dopo una breve salita ci farà toccare l'agritur Secine.
Dall'agritur ci riportiamo verso la zona di partenza per prendere una larga lingua di prato in discesa piuttosto sconnessa e fangosa per le piogge della notte, tanto che sembra di correre una campestre.
Mi passa Luca, e insieme raggiungiamo l'abitato di Carezza su asfalto con un buon ritmo grazie alla pendenza favorevole.
Io sto bene, le pessime sensazioni di martedì sono un brutto ricordo e oggi voglio riscattarmi. Si imbocca la bella forestale che in poco tempo ci porta in un bel pianoro con di fronte la caratteristica forma della Roda di Vael, anche oggi purtroppo il tempo non è dei migliori, anzi minaccia acqua e i colori del paesaggio che ci circonda non rendono al meglio.
Dopo aver superato un piccolo ruscello inizia la salita, prima su asfalto bella lineare e corribile, poi dopo essere transitati dall'albergo Moser Alm diventa un bel sentiero sterrato ben battuto.
Come ho detto sto bene, Luca si attarda e io con relativa facilità mi avvicino per poi superare un paio di ragazzi che mi precedevano. Anche questo percorso è parzialmente cambiato da quello che avevo provato a maggio, capisco in corsa che ci verrà risparmiato il tratto molto ripido a risalire sulla pista da sci Paolina e così proseguendo su questo sentiero andiamo a prendere la forestale denominata sentiero delle perle che corre a mezza costa sul pendio sotto la Roda di Vael. Da qui avremmo dovuto godere di un bel colpo d'occhio sulle bastionate del Latemar ma le nuvole sono sempre più basse e ci impediscono di spaziare con lo sguardo. Si corre su una leggera ondulazione che diventa discesa corribile, svolta a destra su prato e ancora in discesa per arrivare a tagliere il traguardo a fianco dell'albergo Sovay.
Oggi ho corso bene, il tracciato non presentava grosse difficoltà e anche a livello generale ho provato buone sensazioni, una buona premessa per domani.
La mia gara su strava qui.


Venerdì 30 giugno: 5a tappa Pozza di Fassa >Buffaure, 10,7 km - 920 mt. D+
Il tempo vola quando si è in valle, come sempre dal resto quando ci si diverte e si è in ottima compagnia. Siamo così arrivati a venerdì e all'ultimo giorno di gara. Il tappone quest'anno ci porterà ai 2050 metri del Buffaure partendo da Pozza di Fassa. Avendo noi l'appartamento proprio a Pozza lo spostamento da casa alla partenza oggi è veloce e a piedi. Col gruppo si ride, si scherza e ogni tanto si alza lo sguardo lassù. Ecco, dobbiamo arrivare lassù.
Anche oggi il meteo non è eccezionale, quest'anno è andata così, ma qualche raggio di sole c'è e la temperatura è fresca, ideale per correre in salita.
Il mio obiettivo di oggi è quello di perdere meno tempo possibile, infatti per quanto mi possa difendere sulla salita su quelle molto ripide come gli ultimi tre chilometri che ci aspettano ho i miei grossi limiti. E ho anche un'altra idea che chissà perché mi è balenata veloce in testa, "ma oggi potrei riuscire a correre tutta la salita"? Le tappe di quest'anno sono state lunghe e dure, tolto ieri nelle prime tre il dislivello positivo ha superato i 500 metri, le mie gambe ne risentono a livello muscolare soprattutto a scapito dei polpacci e anche a la condizione organica è giustamente in affaticamento.
Si parte dalla piazza del comune di Pozza, immediata inversione a U e via in leggerissimo falsopiano a scendere in direzione delle nuove Terme Dolomiti. Un pò tutti oggi temiamo la difficoltà da affrontare e così il ritmo in queste prime battute di gara si rivela cauto.
Superate le terme si sale verso la fattoria di malga Aloch, corro affiancato a Luca e quando passiamo vicino alle vacche nel recinto dico loro "tensiun che custì a l'è 'n maslè". E niente, lui che fa? tira fuori dai pantaloncini un coltello sfoderando un sorriso alla Joker. Piccoli aneddoti di cosa capita in corsa :-D 
Dalla fattoria ci portiamo sulla forestale che prima taglia la pista da sci Aloch e poi su una facile discesa ci porta a imboccare la val San Nicolò.
Da qui inizia la vera salita, prima morbida per pochi metri su asfalto poi su forestale che risalendo sui pendii di cima Undici ci fare transitare vicino alla malga Crocifisso. Lasciamo momentaneamente la val san Nicolò per svoltare a destra nella contigua val Monzoni. Corriamo su asfalto, la fatica inizia a farsi sentire e per distrarmi corro a testa bassa contando in loop i sassolini bianchi presenti sul terreno,... "uno due tre e quattro, uno due tre e quattro,...". detto così può sembrare da psicopatici ma è un atteggiamento che mi aiuta tanto che alzando gli occhi ogni ogni tanto vedo che il distacco da chi mi precede si sta lentamente riducendo. Ci sono Umberto con un altro ragazzo e anche Nicola, con quest'ultimo in questi giorni abbiamo condiviso parecchia strada insieme e anche oggi corriamo vicini. In val Monzoni rimaniamo poco, tempo di salire fin su per passare dal ponte sull'Orrido e scendere per un sentiero sconnesso e ripido nella sua prima parte. Il distacco da chi mi precede si dilata ma appena ritorniamo sul piano in asfalto della ritrovata val san Nicolò riesco nuovamente a essere efficiente come poco tempo prima.
Manca poco al gran finale, oltrepassiamo il rio San Nicolò e poco dopo aver superato il cartello dei -3 chilometri all'arrivo imbocchiamo la pista da sci che percorrendo a ritroso ci condurrà all'arrivo. Nicola davanti a me scarta a destra per raccogliere i bastoncini che aveva preventivamente lasciato mentre io mi porto sulla sinistra per mettere i piedi fuori dalla terra umida della pista.
Dai che si comincia! La prima rampa è micidiale, la provo a correre a passi cortissimi e,... ce la faccio!
Certo cambia poco in velocità rispetto chi cammina veloce, ma ci provo dai.
La salita è lunga e ci impiegherò quasi mezz'ora a coprirla tutta ma metro dopo metro capisco che l'idea di poterla correrla tutta non è irrealizzabile, dal resto più passa il tempo più mi dico "sono arrivato fino a qua, mica mollo adesso", pensieri forse di poco valore ma che mi aiutano ad allontanare il pensiero della fatica.
Nicola è avanti di pochi metri e nel mentre mi raggiunge l'amico orange Fabrizio, lui sul duro gioca bene le sue carte. Scambiamo qualche parola a monosillabi, lui chiede e io gli spiego ancora cosa ci aspetta.
I metri passano lenti sotto le suole ma passano, una breve variante su sterrato ci rifiatare e bypassare un tratto di pista prima di affrontare l'ultima dura rampa di circa cinquecento metri. Ai lati iniziano a esserci gli amici, i conoscenti, i famigliari di tutti noi a incitarci. Questo aiuta tanto, o sì se aiuta!
Ecco Fabrizio e Monica, la nostra fotografa ufficiale, tifo a squarciagola e io che non posso esimermi dal fare il cretino per la foto di tappa, oggi farò il camoscio perché nel mio piccolo oggi mi sento così, felice per mia piccola vittoria di correre tutto il tappone. E' fatta, svolta a sinistra in leggera discesa per andare a fare un piccole anello che ci porta dritti all'arco del gonfiabile del traguardo.
Qui non si fa la volata, ma si rallenta, per assaporare meglio gli ultimi istanti di fatica mista a emozione, di gioia ma anche di malinconia perché sta finendo tutto.
Bacio la medaglia che mi viene messa al collo, anche questo giro è fatto!
La mia gara su strava qui.

Concludo questa mia nona partecipazione al giro in diciottesima posizione assoluta, a riprova della grande qualità che quest'anno si è presentata ai nastri di partenza; un giusto riconoscimento per il comitato organizzatore che da questa edizione ha il suo nuovo presidente nella persona di Armando Mich, lui e tutto il suo prezioso staff sono riusciti a regalarci una manifestazione di alto livello perchè se è vero che i panorami sono meravigliosi e sembra tutto bello è anche vero che a mettere su una cinque giorni di gare su e giù per i sentieri non è facile, bravi!
Per la cronaca, come da pronostico ma che non era un dato scontato, ha vinto il giro il giovane e qui esordiente Celestin Nihorimbere, incalzato dal grande amico Massimo Galliano che quando la strada punta verso il cielo sa ancora dire la sua; chiude il podio il falco di lecco Bonanomi Paolo. Anche in campo femminile la vittoria va a un'esordiente al giro ovvero Camilla Magliano che ha la meglio sulla invece veterana Ana Nanu e sull'amica Caterina Saccardo. Per quanto riguarda i team anche per il 2017 abbiamo colorato la val di Fassa con le nostre canotte rosse dell"A sarà düra... Ma Arivùma!dando tutto il meglio che potevamo dare, ciò ci ha permesso di salire sul secondo gradino del podio.

Un'altra Val di Fassa Running si è conclusa e adesso, qui da Torino, non mi resta che pensare alla prossima edizione che sarà particolare in quanto sarà il ventennale da che il giro, inventato e cresciuto per undici anni da Stefano ziostiv Benatti, e poi portato avanti dagli amici dall'attuale staff organizzztivo, viene corso. Qualche anticipazione già è stata data durante la serata delle premiazioni finali e cioè che il tappone 2018 arriverà su al Ciampac. Quel duro Ciampac, che ho affrontato nel 2008 alla mia prima partecipazione


Le classifiche finali sul sito della gara qui;
tutti i vari comunicati stampa, le foto, i video e le classifiche tappa per tappa sul sito pegasomedia qui.

Il bel video del tappone finale, emozionante!

 Celestin Nihorimbere

 La partenza a Moena della seconda tappa

 Passaggio dei primi in prossimità della funifor Alba-Col dei Rossi

 Terza tappa a Canazei

Camilla Magliano durante la quinta tappa

 Le dure rampe finali del tappone in prossimità del Buffaure

Luca in un arrivo "da corrida"

3 commenti:

Paolo Mingardi ha detto...

Bravo Frank
ci fai sentire la Val di Fiemme e la Val di Fassa con i suoi profumi e i suoi colori...
Grazie!��

franchino ha detto...

Grazie Paolo!
Il profumo di bosco fresco e di legno di cirmolo oltre che il cielo blu fassano sono le cose che più mi mancano quando torno!

Adriano Ricci ha detto...

Emozionante racconto. È sempre un grande piacere leggerti